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"Verso
Il Tramonto"
Un
libro pregnante, angosciante, che si legge
tutto d'un fiato.
Inizialmente
avvolge il lettore in un’atmosfera
bucolica, con la descrizione della dura
vita dei pastori curdi. Poi, questo mondo
chiuso e tradizionale, viene sconvolto
dalla presenza dei guerriglieri nascosti
sulle vicine montagne e dalla repressione
spietata dell’esercito turco. Il pastore
Haso, che ha applicato la legge non
scritta dell’ospitalità condividendo il
pane con i combattenti, viene arrestato e
torturato. Rilasciato, decide di unirsi ai
ribelli. La moglie Fate, presa di mira
dalle autorità, emigra clandestinamente
in Germania con i due figli. Non c’è
speranza per i curdi.
L'autore,
un curdo turco scappato in Svizzera nel
1987, dà una vivida immagine della
repressione quotidiana contro i curdi.
E’ molto efficace nel trasmettere al
lettore il problema della diversità della
lingua. Fate non comprende i soldati e
questi non la capiscono. Due mondi
contigui dove la sopraffazione è
l’unico contatto. E questo dramma
dell’uso della lingua curda così
isolata dal contesto regionale, di cui lo
stesso Yeshilöz
è vittima poiché ha dovuto scrivere il
libro in tedesco per rivolgersi a un più
vasto pubblico, ripropone un tema annoso,
di difficile soluzione che viene così
descritto da un intellettuale curdo
iracheno, il dottor Kamal Fuad:
"La
diaspora è più difficile per un curdo
che per gli altri profughi. Abbiamo una
situazione peculiare. Siamo divisi tra
quattro Stati e la lingua
dell’istruzione é l’arabo, il
persiano, il turco. Inoltre nel Kurdistan
iracheno e iraniano la lingua curda sorani
si scrive in caratteri arabi. Nel
Kurdistan turco e siriano il curdo
kurmangi si scrive con l’alfabeto latino.
Il nostro problema principale, come
intellettuali, è che non ci capiamo
l’un l'altro. Scriviamo in curdo. Sono
sicuro che ci sono curdi interessati ai
miei scritti, ma non possono leggerli
perché in caratteri arabi. Emerge nella
diaspora la necessità di scrivere
utilizzando un solo alfabeto. Quale? Ora
vivo in Germania. Quando scrivo mi domando:
devo usare il tedesco o il curdo? Se
scrivo in curdo rafforzo lo status
letterario di questa lingua, ma limito il
numero dei potenziali lettori. Devo quindi
raccordare la scelta della lingua con gli
obiettivi e le finalità dello scritto. In
Europa noi curdi veniamo confusi con
turchi, persiani, arabi. La nostra
specificità curda difficilmente viene
riconosciuta. Ad esempio i turchi
pubblicano in inglese o in turco. Noi
invece dobbiamo pubblicare in sei lingue:
sorani, kurmangi, arabo, persiano, turco,
inglese... Si aggiungono altri problemi
collaterali. Spesso in esilio diminuisce
la qualità della produzione letteraria.
Ed è molto difficile trovare un editore,
perché i potenziali lettori sono limitati
e in patria i nostri scritti sono vietati."
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